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Grandi storie

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Questa è vita ? o solo frenetica sopravvivenza ?

 

GiovanPaolo Baglioni

"Io rido e il rider mio non passa drento,
Io ardo e l'arsion mia non par di fore"

"...Quest' uomo che visse per lo più combattendo in mezzo a si truci e complesse vicende, soldato e signore, dall' animo conteso fra guizzi di luce e di tenebre con una espressione un pò triste e insieme regale nel mezzo di quelle apocalittiche scene di un tempo, fra turbato e perplesso spettatore dell' aniticristo e della fine del mondo..."

Astorre Baglioni

Silenzi (1862)

Molta follia è saggezza divina
per chi è in grado di capire.
Molta saggezza, pura follia.
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale.
Conformati: sarai sano di mente
Obietta: sarai pazzo da legare
immediatamente pericoloso e presto incatenato.
Emily Dickinson

Una poesia è una città


Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9,09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte...

una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose che non possono fare.

Charles Bukowski

Lode a te, Vento !



Con tutta la sua prepotente maestà, oggi soffia il vento, ed io gli rendo qui tributo parlandone a voi, che magari ne ignorate la nobiltà o che, semplicemente, l'avete obliata.

Le varie zone della Terra sono sottoposte ad una differente pressione atmosferica: più l'aria è pesante, maggiore è la pressione atmosferica. La pressione, a sua volta, dipende dalla temperatura e dall'umidità. Se la temperatura sale, la pressione diminuisce; se scende, la pressione aumenta. Se l'umidità aumenta l'aria si fa leggera, se invece cala, l'aria si appesantisce.
Le masse d'aria tendono a spostarsi dalle zone di alta pressione a quelle di bassa pressione. Questi spostamenti d'aria sono appunto i venti, dovuti al mutare dell'umidità e della temperatura. 
Lo schema generale della circolazione atmosferica segue un meccanismo di circolazione termica a circuito chiuso chiamato cellula di Hadley, dal nome del suo scopritore, George Hadley, studioso del XVIII secolo. L'aria dell'equatore fortemente riscaldata dal Sole, tende a salire formando una corrente ascensionale e lasciando sotto di sé una zona di bassa pressione. Una volta salita, l'aria si raffredda e si sviluppano le pioggie caratteristiche del clima umido delle zone equatoriali. Perso il vapore acqueo e divenuta fredda, l'aria ridiscende a nord e a sud dell'equatore, in due fasce simmetriche di altra pressione (alte pressioni subtropicali). 
Quindi, generalizzando, si possono distinguere zone di alta pressione in corrispondenza delle regioni polari e di quelle subtroplicali, e zone di basse pressioni nelle regioni equatoriali e temperate. La differenza tra le alte pressioni subtropicali e le depressioni equatoriali dà origine a uno spostamento d'aria verso l'equatore. Il risultato dell'equilibrio di queste forze sono gli alisei.
Gli alisei hanno direzione e velocità più o meno costanti e soffiano da nord-est nell'emisfero boreale e da sud-est nell'emisfero australe. Se la Terra non girasse su se stessa i venti si muoverebbero da nord e da sud in direzione dell'equatore, ma a causa del moto di rotazione terrestre da ovest verso est, vengono deviati (forza di Coriolis).
Dalle zone delle alte pressioni subtropicali partono venti verso le zone temperate, i cosiddetti venti occidentali. Dalle regioni polari, che sono zone di alta pressione, soffiano dei venti molto freddi (venti polari), diretti verso le zone temperate. I venti occidentali caldi e i venti polari freddi convergono in una zona chiamata fronte polare, caratterizzata da abbondanti precipitazioni. 
Ci sono venti che cambiano direzione nel corso dell'anno: I monsoni. Per sei mesi soffiano dal mare verso il continente e per il resto dell'anno spirano da terra verso l'oceano. Altri venti sono solo locali e variabili, cioè non soffiano costantemente come gli alisei: quelli che più interessano l'Italia sono lo scirocco (vento caldo che arriva dall'Africa), il libeccio (da sud-ovest), il maestrale (dalla Francia), la tramontana (da nord).

Per chi poi, come me, è affascinato da tutte quelle storie che si attribuiscono al mito e che da esso nascono crescono e affascinano ecco la storia di Eolo (dal greco aiolos che significa veloce), Dio del vento:

Una leggenda racconta di Eolo, un principe greco, che governava una colonia sulle isole Eolie. Essendo egli un uomo perspicace, raggiunse una certa fama perche’ riusciva a prevedere il tempo dalla forma delle nubi di vapori che sovrastava un vulcano attivo, probabilmente Stromboli. Gli abitanti del luogo erano pescatori e la conoscenza delle condizioni metereologiche era un importante elemento della loro vita quotidiana. Cosi’, probabilmente, con il passare delle generazioni la capacita’ di prevedere gli eventi e’ stata confusa con la capacita’ di farli avvenire, non sorprende quindi se nella mitologia si incontra Eolo quale Dio del vento.
Secondo la mitologia greca Eolo, Dio dei Venti, è figlio di Poseidone e Arne ed ebbe da Zeus il compito di controllare i Venti. Eolo li dirigeva e li liberava custodendoli dentro le caverne e dentro un’otre a Lipari, una delle isole Eolie, il piccolo arcipelago a nord della Sicilia, nella quale aveva la sua reggia. I Venti, dopo aver provocato grossi danni tra i quali il distaccamento della Sicilia del continente, dovevano essere tenuti sotto controllo.
Tra questi c’erano quattro fratelli che rappresentavano i Venti principali: Borea, il più violento, Vento del Nord che per amore delle cavalle di Dardano si trasformò in cavallo e generò dodici puledri veloci come il vento; Zefiro, Vento dell’Ovest, dolce e benefico che annuncia la primavera; Euro, Vento dell’Est, a volte tempestoso e a volte asciutto che portava bel tempo; Austro, Vento del Sud, caldissimo e apportatore di pioggia raffigurato sempre bagnato.
Altri Venti sono: Libeccio, Vento del Sud-Ovest avvolto dalla nebbia; Cecia, Vento del Nord-Est, vecchio con coda di serpente e un piatto di olive in mano; Apeliotes, Vento del Sud-Est nelle mani del quale c’erano frutti maturi; Schirone, Vento del Nord-Ovest con un’urna piena d’acqua pronta ad essere rovesciata sulla terra.
Eolo ebbe dodici figli, sei femmine e sei maschi che si unirono tra loro creando altri venti.
Quando Ulisse, reduce dalla guerra di Troia, approdò alle isole Eolie, Eolo lo ospitò e, comosso dal racconto dell’eroe greco, gli fece dono dell’otre di pelle dentro la quale erano rinchiusi i venti contrari alla navigazione. Durante il viaggio Ulisse fece soffiare solo il dolce Zefiro ma mentre l’eroe dormiva, i compagni di navigazione, credendo che l’otre regalatagli da Eolo fosse piena di tesori, l’aprirono liberandone i venti che scatenarono una terribile tempesta dalla quale si salvò solo la nave di Ulisse. Nella Divina Commedia Dante entra nella foresta del Paradiso Terrestre, dove sente il profumo dei fiori, un vento leggero, il canto degli uccelli. Inoltratosi nel bosco giunge presso un fiume dalle acque limpidissime, e scorge sulla riva opposta Matelda che canta e raccoglie fiori.
La donna spiega a Dante la particolare natura e le condizioni del Paradiso Terrestre. Il vento è dovuto al movimento dei cieli e le acque non si alimentano con le piogge, ma sgorgano da una fonte perenne.

A voi discernere la certezza dalla superstizione, la verità dal mito, il plausibile dal inprobabile, il possibile dal inconsueto, memori che, però, in ogni leggenda c'è un pò di verità ma che molte verità spesso non sono che leggende.
cosmo

Nuove versioni

Tetre consapevolezze lentamente cementificano tra gli aridi arbusti che sono le mie speranze, si sostituiscono inclementi ad una realtà che appartiene al passato, forse al futuro ma di certo non al presente...che assonnato se ne resta dov'è solo per responsabilità.
cosmo


Thelxiope, Aglaopheme e Molpe


... Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.
Omero

Save the Whales

23 Gennaio 2008, 07:50 del mattino, Sidney: Quindici balene pilota sono morte dopo essersi spiaggiate sulla costa neozelandese; altre dodici sono in pericolo mentre nuotano a 500 metri dalla riva.
30 Novembre 2008, 06:53 del mattino, Hobart (Australia): Task force australiane di nuovo in azione per salvare 80 balene. Il nuovo intervento è avvenuto nel nord-ovest della Tasmania. Giunti troppo tardi, tutti gli esemplari sono morti.
02 Marzo 2009, 06:02 del mattino (oggi), Camberra: Quasi 200 piccole balene del genere ''globicefalò' e sette delfini si sono arenati sull'isola King Island, fra l'Australia e la Tasmania. Lo ha segnalato un funzionario del Servizio parchi e natura della Tasmania stimando che circa 140 di questi cetacei sono già morti. Con questa episodio sale a oltre 400 il numero di balene arenatesi sull'isola negli ultimi tre mesi. Per la quarta volta in tre mesi vi e' stato uno spiaggiamento di massa di balene nello stato-isola di Tasmania in Australia, ma grazie allo sforzo congiunto di oltre 150 fra ranger e volontari, oggi ne sono state salvate e riportate al largo 54, di un branco di 194 balene pilota che si erano arenate ieri su una spiaggia di King Island nello stretto di Bass, che divide la Tasmania dal continente. Con le balene si erano arenati sette delfini dal naso a bottiglia, cinque dei quali sono stati riportati al largo. Le balene, di una specie relativamente piccola, fino a 5 metri di lunghezza, avevano continuato ad arenarsi per ore domenica sulla spiaggia di Naracoopa e nonostante l'intervento immediato dei soccorritori, 130 erano gia' morte a mezzogiorno di oggi. Per tutto il pomeriggio e fino a sera, sono stati usati motoscafi ed moto d'acqua per trainare al largo con l'aiuto dell'alta marea, 15 alla volta, le balene i delfini che erano rimasti nell'acqua bassa ed erano sopravvissuti. Tutti i cetacei sopravvissuti sono stati 'etichettati' per seguirne i movimenti, e domattina sara' effettuata una ricognizione per individuarli. ''Sembra che le balene liberate si siano unite ad un branco che si stava alimentando al largo, ma e' troppo presto per sapere se resteranno in mare aperto'', ha detto Chris Arthur, del servizio parchi nazionali e fauna.
'E' sorprendente, alcune muoiono subito, altre sopravvivono per giorni'', ha aggiunto. ''Le balene pilota sono animali piuttosto robusti, lo abbiamo visto nel passato. Finche' sono vive, c'e' speranza''. Il sindaco di King Island, Andrew Wardlaw, ha avuto parole di elogio per i residenti dell'isoletta che si sono lanciati nelle operazioni di salvataggio. ''Famiglie intere, bambini, genitori e nonni, si sono dedicati per tutto il giorno, sotto la guida dei ranger. Sono stati eccezionali'', ha detto. E' il quarto spiaggiamento di massa nel nordovest della Tasmania dallo scorso novembre, che porta il numero totale in tre mesi a piu' di 400. In gennaio sono morti su un banco di sabbia presso un'altra spiaggia della Tasmania 45 capodogli, nonostante i soccorritori si fossero adoperati per giorni per tenerli bagnati, mentre cercavano di spingerli verso il mare aperto. Il 29 novembre avevano incontrato lo stesso destino 155 balene pilota, e due settimane prima altre 64 della stessa specie. Gli spiaggiamenti di massa di balene, durante le migrazioni annuali dalle acque antartiche verso quelle tropicali a nord, e poi di nuovo verso sud, si verificano periodicamente in Australia e in Nuova Zelanda per ragioni non ancora comprese. Una delle cause ipotizzate e' l'interferenza con il loro sistema di orientamento di vibrazioni e suoni prodotti da attivita' umane in mare.
Fonte: Ansa

Una delle cause ipotizzate ???, mi viene da ridere su come questi giornalisti non trovino il coraggio, o non sappiano dire ciò che realmente sta accadendo. Allora me ne occupo io, che mi frega tanto qui pochi lo leggeranno nella migliore delle ipotesi e nessuno poi vorrà prendersela con uno solo, potrebbero cadere nel torto.
L'evoluzione si sa è la più grande inventrice di questo mondo; adatta, trasforma, immagina, crea e distrugge a proprio piacimento e secondo i propri gusti, senza domandare o chiedere permessi, cazzo lei è l'evoluzione a chi deve mai chiedere !?!?. C'è una sola cosa di cui questa grande matrona ha bisogno e che, haimè, noi gli abbiamo paradossalmente tolto: Di tempo !.
Cristo, chi non ne ha bisogno direte voi, bè io vi dico che in confronto a quello che dobbiamo farci noi, a lei serve sul serio !. Ha bisogno di pensare, deve poter capire e risolvere il problema tentando nuove vie, modificare la vita per far si che sopravviva all'ennesimo scherzo della natura: L'uomo.
Fino a poco tempo fa gli oceani erano un paradiso, solcati da navi splendide sospinte dal vento erano luoghi silenziosi e avviluppati dal mistero delle loro creature. Ma oggi vi siete guardati intorno ? : Mercantili, navi cisterna, cutter, traghetti motoscafi e navi da corciera attraversano incrociandosi ogni remota zona di mare; e come si muovono questi violentatori del silenzio? con i loro sofisticatissimi sonar. Ma i sonar fanno bene o fanno male ? Bè a noi uomini nulla (ancora da dimostrare), ma poichè nulla di male ce ne viene a noi non vuol significare che altri non risentano di qualche effetto collaterale.
A spiaggiarsi sono sopratutto quelle specie appartenenti alla famiglia degli odontoceti, ovvero tutti quei mammiferi marini che si servono di un sistema di ecolocazione per impostare le proprie rotte, emigrare, accoppiarsi, evitare gli ostacoli e inseguire il cibo nelle sterminate pianure oceaniche che sempre più vanno somigliando a intasate strade di città.
I timpani di un cetaceo si lacerano a partire da 180 decibel, basta un altoparlante di una nave Nato a produrne 250; per farvi capire posso dirvi che un razzo in partenza arriva a produrre fino a 170 decibel, se un essere umano vi appoggiasse l'orecchio probabilmente la sua testa salterebbe in aria.
Nell' acqua i suoni si diramano in media ad una velocità quadrupla di quella che raggiungono in aria per cui tutti quei suoni che le nostre orecchie non possono percepire, perchè appartenenti alla gamma degli infrasuoni, laggiù negli abissi rimbombano e corrono di gran carriera espandendosi in tutte le direzioni e lacerando letteralmente il cervello di questi splendidi animali. Non si può certo affermare che tutti gli spiaggiamenti siano da attribuirsi a questa unica terribile causa, molte notizie ci sono giunte dall' anitichità di eventi simili, con cadenza ciclica, ma si può affermare con sicurezza che oggi contribuiamo con tutto noi stessi alla loro diffusione. Non per nulla quelle zone di mare in cui si svolgono aperazioni Nato, trivellamenti e scandagli per giacimenti sono le medesime zone in cui questi fenomei sono più frequenti. Provate ad osservare una balena nel mare del Nord, in mezzo a 700 stazioni petrolifere che lavorano e che la confondono con una nebbia acustica insostenibile. Provate a immaginare di vivere in un contesto del genere, provateci, vivreste? o vi spiaggereste anche voi ?, invece avete la vostra camera da letto da 20 decibel il vostro ufficio da 30, la vostra casetta in campagna da 15 tutto il resto non conta tutto il resto può farsi fottere. Vi metterei volentieri al lavoro in mezzo ad un baccano infernale che non vi fa ragionare, che non vi fa dormire, che non vi fa mangiare, che non vi fa vivere. Così...per farvi intendere come voi fate vivere gli altri, altri che sono qui da prima di voi e che, nella meno rosea delle ipotesi, saranno qui dopo di voi.
cosmo

Nel segno di Lulin

Questo freddo Febbraio porta con se non solo venti gelidi e candida neve, ma si premura altresì di farci assistere ad un interessante fenomeno, la cometa Lulin, nome in codice C/2007 N3, è infatti visibile nei nostri cieli in tutto il suo verde bagliore.
Nel 1996 un bambino cinese di soli 7 anni, rispondente al nome di Quanzhi Ye, osservando il cielo con il suo piccolo telescopio, si imbatté su un oggetto dall'aspetto nebulare con una coda appariscente. Entusiasta, corse dai genitori, annunciando di aver «scoperto» una cometa, ma la delusione prese il sopravvento quando gli fu detto che la cometa era già stata scoperta l'anno prima dagli astrofili americani Alan Hale e Thomas Bopp. La cometa, una delle più brillanti del XX secolo, fu quindi battezzata Hale-Bopp.
Ma questa disillusione giovanile è stata ripagata nel luglio 2007, quando Quanzhi Ye, ormai diciannovenne e studente di meteorologia dell'Università Sun Yat-sen di Guangzhou, analizzando le immagini riprese qualche notte prima dall'osservatorio di Lulin (Taiwan), notò un puntino luminoso non riportato nei cataloghi stellari. Non si trattava di una stella, ma di una cometa e stavolta Quanzhi Ye è stato il primo a individuarla. Per la verità, in un primo momento, l'oggetto è stato confuso con un asteroide, ma una settimana dopo l'osservatorio di Table Mountain, California, rilevò attorno all’oggetto una tenue chioma: alla cometa è stata assegnata la sigla C/2007 N3, battezzandola Lulin.
 Avvicinandosi al sole ogni istante di più, Lulin arriverà alla minore distanza dalla terra nella notte tra il 23 e il 24 febbraio, circa 0,41 U.A. (unità astronomiche), pari a 61 milioni di Km, a questa distanza la bella Lulin promette di dare spettacolo con una coda che dovrebbe arrivare alla lunghezza equivalente di 8 volte il diametro lunare. Segno che la contraddistingue è la doppia coda (anti coda) che altro non è che una normale coda cometaria che si presenta in direzione del Sole soltanto per ragioni prospettiche (nelle comete la coda, essendo originata dal vento solare, si sviluppa sempre in direzione opposta alla nostra stella). Questa triste viaggiatrice solitaria del cosmo proviene dalla Nube di Oort, l'inviluppo di miliardi di corpi ghiacciati che avvolge il Sistema Solare interno e il cui raggio si pensa possa spingersi fino a 100 mila volte la distanza Terra-Sole. Questi oggetti, che orbitano attorno al Sole, possono subire delle perturbazioni dal passaggio ravvicinato di una stella o dalle forze mareali galattiche ed essere spinti verso le regioni più interne del sistema planetario. È probabile, quindi, che sia la prima volta che la cometa si avvicina così tanto al Sole. Se così fosse, è difficile prevedere la sua risposta al riscaldamento solare e potrebbe aumentare di luminosità in modo imprevedibile. Per osservarla oltre ad un pochino di pazienza è raccomandabile una postazione esule dall' inquinamento luminoso sia esso umano o lunare, nella notte in questione dovrebbe trovarsi a circa 2° da Saturno, alta in cielo e visibile per buona parte della notte, non sta che ad Eolo l'ultima parola.
Per saperne di più: Articolo della Stampa.
cosmo

Eppur si muove !

Padre della scienza moderna, Galileo Galilei è il gigantesco pensatore grazie al quale si diffuse un nuovo modo di fare scienza, fondato su un metodo solido non più basato sull'osservazione diretta della natura, bensì sull'utilizzazione degli strumenti scientifici. Nato a Pisa il 15 febbraio 1564 da genitori appartenenti a quella che oggi chiameremmo media borghesia (il padre è il musicista Vincenzo Galilei, la madre Giulia degli Ammannati), Galileo compie i primi studi di letteratura e logica a Firenze dove si trasferisce con la famiglia nel 1574. Nel 1581 per volere del padre si iscrive alla facoltà di medicina dell'Università di Pisa, ma per questa disciplina non mostrerà un vero interesse. Lasciata dunque l'università pisana fa armi e bagagli e ritorna a Firenze. Qui sviluppa una passione per la meccanica cominciando a costruire macchine sempre più sofisticate, approfondendo la matematica e compiendo osservazioni di fisica con la guida di Ostilio Ricci. Col passare del tempo formula alcuni teoremi di geometria e meccanica. Dallo studio di Archimede nel 1586 scopre la "bilancetta" per determinare il peso specifico dei corpi (la celebre bilancia idrostatica). Nel 1589 ottiene la cattedra di matematica all'Università di Pisa che manterrà fino al 1592; nel 1591 il padre Vincenzo muore lasciandolo alla guida della famiglia; in questo periodo si interessa al movimento dei corpi in caduta e scrive il "De Motu". Nel 1593 Galileo viene chiamato a Padova dove la locale Università gli offre una prestigiosa cattedra di matematica, geometria e astronomia. Galileo accetta con entusiasmo e che vi rimarrà fino al 1610. Intanto nel 1599 conosce Marina Gamba, che gli darà tre figli: Maria Celeste, Arcangela e Vincenzio. E' in questo periodo che comincia ad orientarsi verso la teoria copernicana del moto planetario, avvalorata dalle osservazioni effettuate con un nuovo strumento costruito in Olanda: il telescopio. Galileo apporterà poi significativi miglioramenti allo strumento. Nel 1609 pubblicava la sua "Nuova astronomia", che contiene le prime due leggi del moto planetario. A Padova con il nuovo strumento Galileo compie una serie di osservazioni della luna nel dicembre 1609; è il 7 gennaio 1610 quando osserva delle "piccole stelle" luminose vicine a Giove. Nel marzo 1610 rivela nel "Sidereus Nuncius" che si tratta di quattro satelliti di Giove che battezzerà "Astri Medicei" in onore di Cosimo II de' Medici, Gran Duca di Toscana. Soltanto in seguito, su suggerimento di Keplero, i satelliti prenderanno i nomi con i quali sono conosciuti oggi: Europa, Io, Ganimede e Callisto. La scoperta di un centro del moto che non fosse la Terra comincia a minare alla base la teoria tolemaica del cosmo. Le teorie astronomiche di Galileo Galilei vengono ben presto ritenute incompatibili con le verità rivelate dalla Bibbia e dalla tradizione aristotelica. Una prima conseguenza è un'ammonizione formale del cardinale Bellarmino. Galileo dopotutto non fa altro che confermare la teoria copernicana, teoria già conosciuta da tempo. L'Inquisizione ecclesiastica non sente ragioni, bolla come eretico questo impianto cosmologico e proibisce formalmente a Galileo di appoggiare tali teorie. Come se non bastasse il testo "De Revolutionibus Orbium Coelestium" di Copernico viene messo all'indice. Nell'aprile del 1630 Galileo, si intimidito ma non a sufficienza per interrompere la sua straordinaria esplorazione scientifica, termina di scrivere il "Dialogo sui due Massimi Sistemi del Mondo", nel quale le teorie copernicana e tolemaica vengono messe dialetticamente a confronto, per poi naturalmente dimostrare la superiorità delle nuove acquisizioni scientifiche. Concorda anche con il Vaticano alcune modifiche per poter far stampare l'opera, ma decide poi di farla stampare a Firenze, nel 1632. Arrivata nelle mani di Papa Urbano VIII, costui ne proibisce la distribuzione e fa istituire dall'Inquisizione un processo contro Galileo. Lo scienziato, ormai anziano e malato, viene chiamato a Roma e processato (1633). Imprigionato e minacciato di tortura, Galileo viene costretto ad abiurare pubblicamente (umiliato indossava un rozzo sacco) e condannato alla prigione a vita. Si dice che nell'occasione Galileo mormorasse fra i denti "Eppur si muove". La pena venne poi commutata a quelli che oggi chiameremmo "arresti domiciliari": gli viene concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze, carcere ed esilio fino alla morte. Questo colossale scienziato e pensatore a cui si devono i mattoni fondamentali del progresso scientifico così come lo conosciamo oggi, morì a Firenze il giorno 8 gennaio 1642, circondato da pochi allievi e nella quasi totale cecità. A Galilei si deve la legge del pendolo (il tempo delle oscillazioni è costantemente uguale, qualunque sia la loro ampiezza): chi si reca nella Cattedrale di Pisa può ancora oggi ammirare, sospesa alla volta altissima del tempio, la lampada che con le sue oscillazioni ispirò al giovane Galilei proprio l'invenzione del pendolo come regolatore di un movimento meccanico. Galileo Galilei è sepolto a Firenze, in Santa Croce, nel mausoleo dei sommi italiani. Trecentocinquanta anni dopo la sua morte (1992) la Chiesa ha riconosciuto formalmente la grandezza di Galileo Galilei, "riabilitandolo" e assolvendolo dall'accusa di eresia.

  • «Dietro ogni problema c'è un'opportunità.»
  • «Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti teatro.»
  • «Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi.»
Galileo Galilei

I poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Alda Merini

Il Ka delle coincidenze [prt 1ª]

Essendo io un estimatore forzato di ciò che avviene alle nostre\mie spalle, dei tessuti connettivi dell' irrealtà, dei sassi lanciati negli stagni dell' essere e avendo a che fare quotidianamente con tutto ciò che di più arcano avviene nella testa e nel cuore, come se obbligato da volontà superiore, getto il mio pensiero qua, su quella grande ruota che governa il caso e fa di noi, buoni o cattivi partiti, illusi o illustri personaggi, perentori oratori o miseri spacciatori di frottole. Per quel si grande mistero che rappresentano le coincidenze tutte, buone o cattive che siano, a loro e loro soltanto va spesso attribuità la follia umana e i dolcissimi frutti acerbi che l'accompagnano.

[88] - prt 1ª

Le coincidenze sono un oppiaceo; L’enorme ruota che le governa non cede il passo difronte a nessuna legge naturale o umana, si insinuano come un’ idea nella testa connettendo, in un intricato percorso mnemonico, parti altrimenti inindividuabili tra loro, esse, con le loro allucinanti promesse e le loro assuefanti parole mostrano luoghi in cui l’orgoglio e la dignità possono trovare falsi ripari e accoglienti paesaggi, dove il fantasma dell’ ingenuità può coglierle in scacco. Non trovate sollievo nella loro scoperta !, non afferrate ciò che la loro ricerca vi tende !, o vagherete in eterno alla loro caccia fruttuosa e insensata. Fuggitele !!!. Non vi attardate con esse o il tempo che loro donate vi si ritorcerà contro come un serpente a cui si pesta la coda: Veloce e inesorabile, il morso, vi desterà dal torpore in cui voi stessi avete deciso di calarvi, quando, incautamente, cercavate consolazioni che, haimè, non arrivano mai. Esse sono come la religione, placano i rimorsi, inorgogliscono la coscienza ma ottundono i nostri sensi e la nostra mente. Un velo cala dinanzi ai nostri occhi e la verità si offusca allontanandoci dalla saggezza delle certezze e dal loro dolce sapore. Ah coincidenze !!! Quante ne ho vedute, a quante sono arrivato con l’inganno, quante ne ho scovate nei loro bui nascondii; per cosa ? Per rendermi forse conto che questo dispendioso passatempo altro non è che un gettare nel baratro secondi ed esperienze preziose che non tornano più, alcune eclatanti nella loro accecante e semplice verità, altre solo coperte da un sottilissimo velo tentatore; come il pacco semitrasparente del dono ad un bambino, posto li con l’unico scopo di divenire il pasto, di una feroce curiosità.

cosmo

Ghirlande nere

Di memorie fuggenti è la via,
soavi istanti eterni
spazzati via,
tutto scema,
si appassisce,
muore e non v'è
che spossata dimestichezza,
assonnato futuro,
non s'ode che la bruma
frusciare,
silenzi di plastica, ghirlande nere.
La pietà che segue l'abuso
è conoscenza amara,
e necessaria.
cosmo

E' una musica che non so suonare

Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max...
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
C'era tutto.
Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu...
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita.
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

Un divin impiego

I giornali dell'Inghilterra spazzata dal vento e dalla pioggia di gennaio non hanno  dubbi: «Ecco il miglior lavoro della terra,    per 70mila euro di guadagno in sei mesi».  In realtà, quello offerto dall'ente per il turismo australiano non è esattamente un  impiego sulla terra, ma su una striscia di sabbia nella Great Barrier Reef, la grande  barriera corallina.
 E definirlo «un lavoro» è per lo meno generoso da parte delle autorità del Queensland: si tratta di stabilirsi sull'isola di Hamilton, in una casa con tre camere da letto tra le palme. Gli obblighi sono: dar da mangiare alle tartarughe (se lo chiedono), osservare le balene che incrociano al largo, ricevere la posta. E tenere un blog con un fotodiario per provare che tutto procede bene: ma solo una volta alla settimana.
 Il tutto per 150 mila dollari australiani al mese, 75 mila euro circa, che divisi per le 12 ore di lavoro giornaliere previste dal ritmo non proprio stakhanovista richiesto, fanno circa 7mila euro al mese per rosolarsi al sole in paradiso.

SELEZIONE
- Non si tratta di uno scherzo: sul sito www.islandreefjob.com si possono trovare tutti i dettagli, riempire il modulo per l'autocandidatura e caricare un video di non più di 60 secondi con le proprie motivazioni. Il sito precisa che non serve essere un esperto oceanografo, avere attitudini e curriculum particolari, basta dimostrarsi dinamici e di buona volontà. «Ci rendiamo conto di offrire il miglior lavoro al mondo, lo facciamo per promuovere le nostre isole della barriera corallina sul mercato globale», spiega Anthony Hayes, direttore di Tourism Queensland. L'incarico parte a luglio, per sei mesi. La selezione online sceglierà nove finalisti che a maggio saranno portati a visitare la zona della Great Barrier Reef: anche per gli otto che al termine saranno scartati si tratterà di una bella vacanza-lavoro pagata.
fonte: www.corriere.it

Che si fa...?, si va ?

Uomini soli

Li incontri dove la gente viaggia
e va a telefonare
coi dopobarba che sa di pioggia
e la ventiquattro ore
perduti nel Corriere della Sera
nel va e vieni di una cameriera.
Ma perché ogni giorno viene sera?
A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli
perché ha pura del sesso o per la smania di successo
per scrivere il romanzo che ha di dentro
perché la vita l'ha già messo al muro
o perché in un mondo falso è un uomo vero.
Dio delle città e dell'immensità
se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
vediamo se si può imparare questa vita
e magari un po' cambiarla
prima che ci cambi lei.
vediamo se si può
farci amare come siamo
senza violentarci più
con nevrosi e gelosie
perché questa vita stende
e chi è steso dorme o muore
oppure fa l'amore.
Ci sono uomini soli per la sete d'avventura
perché han studiato da prete o per vent'anni di galera
per madri che non li hanno mai svezzati
per donne che li han rivoltati e persi
o solo perché sono dei diversi.
Dio delle città e dell'immensità
se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
vediamo se si può imparare queste donne
e cambiare un po' per loro
e cambiarle un po' per noi.
Ma Dio delle città e dell'immensità
magari tu ci sei e problemi non ne hai
ma quaggiù non siamo in cielo
e se un uomo perde il filo
è soltanto un uomo solo.

Pooh

Innamoratevi

Su su.. svelti, veloci, piano, con calma…
Poi non v’affrettate, non scrivete subito poesie d’amore, che sono le più difficili, aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni.
Scrivetele su un altro argomento… che ne so… sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo… che non esiste una cosa più poetica di un’altra!
Avete capito?
La poesia non è fuori, è dentro…
Cos’è la poesia, non chiedermelo più,
guardati nello specchio, la poesia sei tu…
..e vestitele bene le poesie, cercate bene le parole… dovete sceglierle!
A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola!
Sceglietele…che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere.
Da Adamo ed Eva…
lo sapete Eva quanto c’ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta!!!
“Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa..” ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre!
Innamoratevi,
se non vi innamorate è tutto morto… morto!
Vi dovete innamorare e tutto diventa vivo, si muove tutto… dilapidate la gioia, sperperate l’allegria e siate tristi e taciturni con esuberanza!
Fate soffiare in faccia alla gente la FELICITÀ! E come si fa? …fammi vedere gli appunti che mi sono scordato… questo è quello che dovete fare…
non sono riuscito a leggerli!
Per trasmettere la felicità, bisogna essere FELICI
e per trasmettere il dolore, bisogna essere FELICI.
Siate FELICI!!!
Dovete patire, stare male, soffrire.. non abbiate paura di soffrire, tutto il mondo soffre!
E se non avete i mezzi non vi preoccupate… tanto per fare poesie una sola cosa è necessaria… tutto.
Avete capito?
E non cercate la novità… la novità è la cosa più vecchia che ci sia…
E se il verso non vi viene, da questa posizione, né da questa, ne da così, buttatevi in terra! Mettetevi così!
Ecco… ohooo… è da distesi che si vede il cielo…
guarda che bellezza…perché non mi ci sono messo prima…
I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole… Se la parola ‘muro’ non vi da retta, non usatela più…per otto anni, così impara!
Che è questo, bhooo non lo so!
Questa è la bellezza, come quei versi là che voglio che rimangano scritti li per sempre…
forza, cancellate tutto che dobbiamo cominciare!
La lezione è finita.

Roberto Benigni

Se mi dimentichi

Voglio che tu sappia
una cosa.


Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se cio' che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti poco a poco.
" Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata "

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

Pablo Neruda

Spirito del natale

Di tutto, o quasi, possiamo determinare l'istante che ne rappresenta la genesi; del fuoco sappiamo che è la prima scintilla a farlo divampare, del fiume, miliardi di gocce in un disegno unisono, sappiamo che tuttavia è da una soltanto che egli nasce, l'istante della creazione in cui tutti gli scopi e le passioni si riuniscono per confluire nell' attimo supremo che li caratterizza sta nel primo vagito del bambino, nella prima foglia incanutita che preannuncia l'approssimarsi dell' inverno, del diluvio è la prima goccia che ci fa allarmare, di una gioia è il primo sorriso che ce la farà ricordare per sempre...di un pianto è la prima lacrima che apre la strada a quelle che, immancabilmente, la seguiranno, ma nel Natale cos'è che ci fa capire, adesso, che stia arrivando...io non lo sento più, perchè? la città è illuminata a festa le strade divampano in un accecante bagliore giallastro che, se non ricordo male, dovrebbe lenire dolcemente i molti acciacchi accumulati nell' anno morente, ma non funziona più, perchè? Ti abbandoni alla notte e quando ti risvegli trovi che le luci sono già li ma quando è successo ti domandi...cazzo io non ho visto nulla, quando le hanno messe? Io non ho visto nessuno. Un tempo eri il primo a saperlo un tempo aspettavi di vedere quei signori che salivano smoccolando su scale lunghe e traballanti ai bordi delle strade, inturgiditi e spossatti dal freddo e dalla stanchezza che egli accompagna, ma dove sono quelle comparse adesso? Il mondo si è evoluto e non ce ne è più bisogno? che, forse la terra ora si trucca da sola per il Natale?...ma nello stesso modo in cui ti rammarichi di ciò ti rendi anche conto, mentre te lo domandi, che quegli individui ci sono ancora, che ancora smoccolano e maledicono il freddo e che , semplicemente, i tuoi occhi non sanno più vederli, sono rivolti altrove. E allora ti chiedi come ti accorgi che è Natale ? basta guardare il calendario? o è quando, se si è fortunati, il primo fiocco di neve cade al suolo che tutto ha inizio? o magari è quando il primo bambino chiede il primo regalo? o quando la prima lucina si accende ? oppure potrebbe tutto iniziare quando il Grinch si sveglia nella sua tana ghiacciata ? o quando le renne vengono portate al pascolo per prepararle al lungo tragitto ?..aspetta aspetta potrebbe tutto iniziare quando babbo natale si mette il panciotto e controlla l'orologio, o quando carica la slitta o quando apre la prima letterina,... oppure nulla di tutto ciò, forse basta solo sentirselo dentro forse basta solo crederci.

cosmo

Nell'antro di Sinbad il marinaio

[...]"Ebbene, questa specie di confettura verde è l'ambrosia che Ebe 
serviva alla tavola di Giove."
"Ma codesta ambrosia" disse Franz, "passando per le mani degli
uomini, avrà certamente perduto il nome celeste per prenderne uno
umano. In lingua volgare, come si chiama questo ingrediente per il
quale non sento però di avere grande simpatia?"
"Ah, ecco precisamente" gridò Sindbad, "spesse volte noi passiamo
molto vicini alla fortuna senza vederla, senza guardarla, senza
riconoscerla. Siete un uomo positivo, e l'oro è il vostro idolo?
Gustate di questa, e le miniere del Perù, di Gizerate e di
Golgonda vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete
poeta? Gustaste di questa, e le barriere del possibile spariranno;
vi si apriranno i campi dell'infinito, e passeggerete libero di
cuore, di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete
ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di
questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo
regno nascosto in un angolo d'Europa, come la Francia, la Spagna o
l'Inghilterra, ma sarete il Re del mondo. Il vostro trono sarà
eretto sopra le montagne di Satanasso e senza aver bisogno di
fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli,
sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. Non vi
tenta ciò che vi offro, dite? Non vi sembra cosa facile?
Osservate!"
A queste parole scoprì la piccola tazza di argento dorato che
conteneva la sostanza tanto lodata, prese un cucchiaio da caffè di
questa confettura magica, la portò alla bocca, e l'assaporò
lentamente con gli occhi semichiusi e la testa rovesciata
all'indietro.
Franz gli lasciò tutto il tempo di sorbire il suo cibo favorito;
poi quando vide che ritornava un poco in sé:
"Ma finalmente che cos'è questa vivanda preziosa?"
"Avete mai inteso parlare del Vecchio della Montagna, quello
stesso che volle fare assassinare Filippo Augusto?"
"Senza dubbio."
"Ebbene, voi sapete che regnava in una ricca vallata dominata
dalla montagna di cui aveva preso il nome pittoresco. In questa
vallata c'erano magnifici giardini piantati da Hassen-Ben-Sabah, e
in questi giardini vi erano dei padiglioni isolati: in questi
faceva entrare i suoi eletti, e là faceva loro mangiare, disse
Marco Polo, una certa erba che li trasportava nell'Eden, in mezzo
a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. Ora ciò che
questi giovani felici prendevano per una realtà non era che un
sogno, ma un così dolce, inebriante, un così voluttuoso sogno, che
si vendevano interamente a colui che lo elargiva, e gli obbedivano
ciecamente. Essi andavano a colpire in capo al mondo la vittima
designata, morivano fra i tormenti della tortura senza lamentarsi,
nella sola idea che quella morte che soffrivano non era che un
passaggio a quella vita di delizie di cui l'erba misteriosa, ora
avanti a voi, aveva dato un saggio."
"Allora" gridò Franz, "è l'hashish. Sì, la conosco, almeno di
nome."
"Precisamente, voi avete detto il suo vero nome, signor Aladino,
questo è hashish, tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in
hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran
confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo
con questa iscrizione:
AL MERCANTE DELLA FELICITA, IL MONDO RICONOSCENTE."
"Sapete" disse Franz, "che mi viene voglia di giudicare da me 
stesso quanto v'è di vero nei vostri sperticati elogi?"
"Giudicate: ma non siate soddisfatto di un primo esperimento. Come
in tutte le cose, bisogna abituare i sensi ad una così nuova
impressione, sia essa dolce o violenta, sia triste o gioconda. Vi
è una lotta della natura contro questa portentosa sostanza, della
natura che non è fatta per la gioia e che ci avvince al dolore.
Bisogna che la natura vinta soccomba nel conflitto; bisogna che la
realtà succeda al sogno, e allora il sogno regna come padrone,
allora è il sogno che diventa vita, e la vita diviene sogno. Ma
qual differenza in questa trasfigurazione! Paragonando i dolori
dell'esistenza reale ai godimenti della fittizia, non vorrete più
vivere, ma vorrete sempre sognare. Quando lascerete il vostro
mondo per passare al mondo degli altri, vi sembrerà di passare ad
una primavera napoletana da un inverno della Lapponia. Vi sembrerà
di lasciare l'Eden per la terra, il cielo per l'inferno. Gustate
dell'hashish mio caro, gustatene!"
Per tutta risposta Franz prese un cucchiaio di questa pasta
meravigliosa, misurato sulla quantità che ne aveva presa il suo
anfitrione, e la portò alla bocca.
"Diavolo!" disse, dopo avere inghiottito questa pasta divina. "Io
non so se il risultato sarà gradevole quanto dite, ma la sostanza
non mi sembra tanto saporosa quanto affermavate."
"Perché le papille del palato non sono ancora adatte alla
sublimità della sostanza che gustano. Ditemi, la prima volta che
gustaste le ostriche, il tè, il porter, i tartufi, li assaporaste
con tanto piacere quanto ne aveste poi in seguito? Comprendereste
il piacere che provavano i romani nel condire i fagiani con
l'assafetida, ed i cinesi, che mangiano i nidi delle rondinelle?
Eh, mio Dio, no. Ebbene, è lo stesso con l'hashish: mangiatene
soltanto otto giorni di seguito, e poi, nessun nutrimento al mondo
vi sembrerà della squisitezza di questo, che oggi vi sembra forse
fetido e nauseante.[...]
Alexandre Dumas
 (il conte di Montecristo)

Battito animale...

Scartabellando la rete come pulci su di un cane ci si può imbattere, se facciamo della pazienza una virtù, in una molteplicità di cose strane ed inusuali veramente vastissima, alcune divertenti, alcune tristi, non mancano quelle pazze e vi si trovano sempre quelle stupide, ma a volte qualcuna è diversa, a volte qualcuna ti fa sentire bene, ti fa pietà, ti riempie d'orgoglio o di disgusto, ti fa ridere di gioia......ti segna. Oramai conosciamo tutti, o quasi, l'ingenuità è un male del nostro secolo, di quali nefandezze può macchiarsi un uomo, le sue azioni dalla più riplorevole alla più nobile hanno, almeno una volta, intaccato i nostri pensieri generando domande, opinioni, soluzioni. Sappiamo bene che l'uomo, essere pensante, si è avvicinato e ha talvota surclassato, ad azioni animalesche degne dei più bassi istinti, andando ad assottigliare, ad ogni azione sempre più, quella sottile pellicola che molti demarcano come la linea di confine tra l' uomo e l'animale, tra il raziocinio e l'istinto, tra la ragione e la pazzia, tra la luce e il buio. Ma come l'uomo si avvicina talvolta ad azioni tanto riplorevoli, venendo meno a tutto quello che lo rende e lo ha fatto superiore (cosa per altro da dimostrare), è altresì vero che anche l'animale può, dal canto suo, percorrere la stessa strada in senso contrario, avvicinandosi a comportamenti che lascerebbero basiti chiunque capiti di assistervi. Azioni eroiche degne di grandi generali e sentimentalismi shakespeariani guidano talvolta i destini di alcuni di loro rendendoci cosi spettatori interdetti di scene toccanti come questa e generando in noi, o almeno in me, dubbi e domande su chi talvolta sia l'animale e chi talvolta sia l' uomo.

  
cosmo

Maturin...

La lunga vita della tartaruga Jonathan ha coinciso con l'incoronazione di otto monarchi del Regno Unito e il susseguirsi di una cinquantina di premier britannici. Secondo gli esperti, questa celebrità dell'isola di Sant'Elena, colonia britannica, potrebbe avere come minimo 175 anni. Jonathan è probabilmente l'animale più vecchio del mondo come testimoniano le foto scattate tra il 1899 e il 1902, venute alla luce poco tempo fa dopo il ritrovamento di un vecchissimo album fotografico in un bidone della spazzatura nell'Hampshire. L'album apparteneva a un fotografo che viveva sull'isola, LA Innes, e nei dagherrotipi si vedono tre tartarughe giganti di circa 50 anni portate dalle Seychelles sull'isola come animali ornamentali, tra cui appare il vecchio Jonathan. Nonostante la veneranda età, riferiscono fonti locali, la testuggine si accoppia regolarmente con le tre femmine, molto più giovani, che popolano oggi l'isola, Emma, Fredricka e Myrtle. Al gruppetto appartengono anche due vigorosi maschi, David e Speedy. Ma è chiaramente Jonathan l'attrazione del posto. "Adora essere al centro dell'attenzione", assicura il portavoce dell'ufficio turistico dell'isola spiegando che forse la vecchia tartaruga è cieca a un occhio ma questo handicap non ha in alcun modo compromesso al sia vitalità.Le tre tartarughe portate su Sant'Elena nel 1882, di cui Jonathan è l'unico sopravvissuto, appartenevano alla razza Dipsochelys hololissa, la tartaruga gigante delle Seychelles, nell'Oceano Indiano, che allo stato selvaggio si estinsero nella metà del Diciannovesimo secolo. L'unica specie di tartarughe giganti dell'Oceano Indiano che non si è estinta, escluso il caso di Jonathan, è il tipo Aldabra, di cui ne sopravvivono 100mila esemplari alla stato selvaggio.

 cosmo

 “…Guarda la Tartaruga all’uscio, con la Terra posata sopra il guscio.
 Grande è la mole, lenta è la mente, ma tutti ama indistintamente.
La verità porta sulla schiena, e dovere e amore mena.
 Ama la terra e ama il grande mare,
e anche un bimbo come me sa amare…”
The dark tower

Avrei tanto voluto...aver cura di te

  
cosmo

Costatazioni


Ah !!! Verità...Dio ti ha fatta per galleggiare al disopra dei flutti e delle fiamme.
cosmo

Sguardi lontani

Edwin Hubble

Edwin Powell Hubble nasce nella cittadina di Marshfieldn, nello stato del Missouri (USA), il 20 novembre 1889. Astronomo e astrofisico, Hubble è noto nella comunità scientifica principalmente per aver formulato nel 1929 la legge empirica dei "redshift" ("Spostamenti verso il rosso"), oggi da tutti chiamata Legge di Hubble. Il famoso telescopio spaziale Hubble (che, posto a circa 600 chilometri, orbita attorno alla Terra dal 24 aprile 1990) è chiamato così in suo onore.
I primi studi di Hubble si svolgono presso l'Università di Chicago e si concentrano sulla matematica e l'astronomia. Consegue il diploma nel 1910 poi prosegue ad Oxford, dove perfeziona i suoi studi nel campo della giurisprudenza.
Torna in seguito all'astronomia: a Chicago studia presso l'osservatorio Yerkes dell'Università cittadina. Qui consegue il dottorato nel 1917. George Ellery Hale (inventore nel 1889 dello spettroeliografo - strumento per l'osservazione del Sole in luce monocromatica - e scopritore nel 1908 dei campi magnetici nelle macchie solari) offre ad Hubble un posto nel suo staff. Hale, fondatore e direttore dell'Osservatorio di Monte Wilson, lavora per la Carnegie Institution (Pasadena): Hubble da qui in avanti rimarrà con la Carnegie per il resto della sua vita.
Hubble arriva presso l'Osservatorio di Monte Wilson quando il gruppo di studiosi sta completando il Telescopio Hooker da 100 pollici, in quel momento il più potente telescopio al mondo. Hubble conduce con l'Hooker numerose osservazioni tra il 1923 e il 1924, stabilendo che gran parte delle nebulose, prima osservate con telescopi meno potenti, non facevano parte della nostra galassia come si credeva: erano bensì galassie fuori dalla Via Lattea. L'ufficiale annuncio della scoperta risale al 30 dicembre 1924.
Edwin Hubble userà il telescopio Hooker per misurare i "redshift" delle galassie. Unendo i valori delle distanze delle galassie e i valori dei redshift scopre una proporzionalità tra le due misure. Hubble ottiene un valore molto superiore al valore oggi accettato: la considerevole discrepanza fu causata da errori di calibrazione della distanze.
Nel 1929 formula quindi, come detto, assieme a Milton Humason la legge empirica di distanza dei redshift delle galassie, che porterà al concetto di "universo in espansione". Se il redshift è interpretato come misura di velocità di allontanamento, questo indica uno spazio in espansione omogenea.
La Legge di Hubble afferma in sostanza che esiste una relazione lineare tra il redshift della luce emessa dalle galassie e la loro distanza: tanto maggiore è la distanza della galassia e tanto maggiore sarà il suo redshift.
Le scoperte di Hubble porteranno poi alla formulazione della teoria del Big Bang da parte di George Gamow.
Ad Hubble si deve anche un particolare sistema di classificazione delle galassie, che le raggruppa secondo i criteri di contenuto, distanza, forma, dimensione e brillantezza.
Curioso come già nel 1917 Albert Einstein raggiunse gli stessi risultati di Hubble contestualmente alla sua Teoria della Relatività. Incredulo e scettico, Einstein introdusse una costante cosmologica nelle equazioni. Quando poi sentì parlare della scoperta di Hubble, ebbe modo di affermare che quella costante fu l'errore più grande della sua vita.
Nel 1953 presso l'osservatorio di Monte Palomar viene completato il telescopio Hale, da 200 pollici: Hubble è il primo ad usarlo. Poco tempo dopo, il 28 settembre 1953, Edwin Hubble muore a causa di un infarto.

  • «Equipaggiato dei suoi cinque sensi, l'uomo esplora l'universo attorno a lui e chiama l'avventura Scienza.»
  • «La storia dell'astronomia è la storia di sfuggenti orizzonti.»
  • «Le osservazioni sempre implicano la teoria.»
Edwin Hubble

How to use Death Note



  1. The human whose name is written in this note shall die.
  2. This note will not take effect unless the writer has the person's face in their mind when writing his/her name. Therefore, people sharing the same name will not be affected.
  3. If the cause of death is written within 40seconds of writing the person's name, it will happen.
  4. If the cause of death is not specified, the person will simply die of a heart attack.
  5. After writing the cause of death, details of the death should be written in the next 6 minutes and 40 seconds.
  6. All humans will, without exception, eventually die.
  7. After they die, the place they go is Mu (Nothingness).
cosmo
 
 


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La poesia non ha tempo, chi la legge la riscatta, la fa presente, e poi la restituisce alla sua eternitá. _______________________________
Nessun vascello c'è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane. _______________________________
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Se un film ha successo, è un affare; se non ha successo, è arte. _______________________________